Inizio (Home) > News & Info > 10/05/1962 Giovedì 23 marzo 2017
 

Allocuzione di Balić: Verso il Concilio

Preoccupazione ecumenica

 
 
 
 
PAMI

 

EX ACTU ACADEMICO                                            DIE 10 MAII 1962

 

Allocutio R. P. CAROLI BALIC, Academiae Praesidis

 

 

VERSO IL CONCILIO

 

Il Sommo Pontefice Giovanni XXIII, felicemente re­gnante, con Motu proprio si è compiaciuto stabilire la data della solenne apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II all'11 ottobre prossimo. Nello stesso documento il Santo Padre ha voluto indicarne la ragione con le auguste parole: «per questo motivo soprattutto, perché si ricollega al ricordo del grande Concilio di Efeso (431), che ebbe somma importanza nella storia della Chiesa»[1].

Fu difatti ad Efeso, come tutti ben sanno, che, condan­nata l'eresia di Nestorio, fu proclamato il domma della divina maternità di Maria e Papa Celestino fu acclamato «Custode della Fede»[2]: domma poi confermato nel susseguente Con­cilio di Calcedonia (451), ove fu condannata l'eresia di Eutiche e dove i Padri affermarono che «Pietro ha parlato per bocca di Leone»[3].

Se, dunque, la Vergine Maria con la data della festa dell’11 ottobre e con i riferimenti al Concilio di Efeso è chiamata a consacrare e bene auspicare gli inizi delle prossime solenni assise ecumeniche, questa Pontificia Accademia Mariana In­ternazionale non poteva rimanere estranea là dove si tratta di Maria, ed è per adempiere ai suoi fini che ha organizzato que­sto trattenimento durante il quale S.Ecc. Rev.ma Mons. Pietro Parente ci farà conoscere l'opera di «San Leone tra due Con­cili-sotto il segno di Maria» e successivamente S. Em.za Rev.ma il.Sig. Card. Leone Giuseppe Suenens, Arcivescovo di Malines-Bruxelles, illustrerà la funzione di Maria nello apostolato cattolico. Domenica prossima, alle ore 11,30, sarà la volta di S.Em.za Rev.ma il Sig. Card. Gabriele Acacio Coussa, che terrà un'allocuzione sulla maternità universale di Maria, durante una solenne liturgia in rito bizantino-greco nella Basilica di S. Maria Maggiore, per propiziare, assieme al popolo romano, l'intercessione «della Vergine Maria, madre di Dio, che è madre di grazia e celeste patrona del Concilio».[4]

A S. Ecc. Mons. Parente e agli Em.mi Signori Cardinali Suenens e Coussa tutta la nostra deferente riconoscenza per la loro degnazione di parlare a questa eletta assemblea.

Nell'attesa riverente, se pur ansiosa, dell'inaugurazione del Concilio, in quest'ora storica per la Chiesa e per l'umani­tà, mentre dovunque si parla dell'avvenimento, 'mentre tante voci si levano ad invocare l'unità di tutti i cristiani e non mancano voci che indicano nella mariologia e pietà mariana dei cattolici un ostacolo al raggiungimento dell'unità di tutti i credenti in Cristo, consigliando, come fa in una recente opera dal titolo Das Marienlob der Reformatoren il protestante evan­gelico Walter Tappolet, ai protestanti di riconoscere a Maria i titoli che le attribuisce la S. Scrittura e li riconoscono i primi Riformatori, ed ai cattolici di attenuare la loro dottrina ma­riana, per ottenere, secondo l'incisiva espressione dell'autore, «un equilibrio tra il loro troppo molto e il nostro troppo poco»[5], in quest'ora, dico, in questo particolare clima, ne­cessitano idee chiare, senza equivoci e senza ambiguità.

E confidiamo grandemente che, nel campo mariologico, i dotti Oratori che ci parleranno questi giorni, sapranno illustrarci il vero compito e la giusta funzione che spetta a Maria  sia nel culto che nel domma.

Il degnissimo Presidente del Segretariato per l’Unione, Card. Agostino Bea - che ha voluto onorarci stasera della sua presenza -, ha ripetutamente messo in rilievo, e giusta­mente, che la Chiesa Cattolica non può fare concessione di sorta sulla dottrina «della quale è soltanto depositarla e amministratrice», ma sulla vita pratica, «sugli adattamenti del culto e della liturgia alle necessità odierne, mentre intende an­che giungere ad una esplicazione della dottrina rivelata da Dio, secondo il linguaggio e la mentalità dell’uomo moderno»[6].

Si sa che gli stessi protestanti sono stati pronti a mani­festare la loro gratitudine all'Eminentissimo Porporato, ed, in definitiva, alla Chiesa Cattolica per quest'atteggiamento e per la chiarezza usata[7]. Mark Boegner, nella sua ultima pre­dica della Quaresima di quest'anno, disse che il lavoro ecu­menico deve essere svolto «in piena chiarezza», escludendo ogni confusione ed equivoco[8].

Orbene, non vi è altro dominio, ove si aspetta da prote­stanti e da cattolici con maggiore ansia l’applicazione logica e congrua di questi sani principi, come nel campo della ma-riologia e del culto mariano[9].

«La somma importanza per la storia della Chiesa» del Concilio di Efeso, cui fa appello Giovanni XXIII, consiste non solo nel fatto che fu definita e salvata la genuina dottrina cristologica, fondamento della religione, ma anche nel fatto che fu allora chiaramente affermato il Primato del Romano Pon­tefice e posto in tutta la sua luminosità il fondamento della dottrina e della pietà mariana[10].

Infatti, mentre prima di questo Concilio non esisteva nemmeno una festa mariana[11], né sarebbe facile trovare espli­cite testimonianze della immacolata concezione e dell'assun­zione di Maria, immediatamente dopo furono introdotte par­ticolari feste di Maria, e furono riconosciuti ed illustrati pri­vilegi mariani; dottrina e culto, che, sotto la guida dei Ro­mani Pontefici, del magistero della Chiesa, vennero svilup­pandosi fino alla proclamazione, nei nostri tempi, di due nuovi dommi mariani e alla meravigliosa sintesi della dottrina ma­riana, offerta dagli stessi Romani Pontefici allo studio ed alla fede dei credenti, per opera particolarmente degli ultimi Papi, da Pio IX e Giovanni XXIII[12].

Tra l'adesione teologica a questa dottrina mariana e il riconoscimento del magistero infallibile della Chiesa come norma di verità, esiste uno stretto legame. Sicché, passare sotto silenzio o sminuire il valore e la portata della dottrina mariana, in funzione del clima ecumenico, sarebbe senz'altro falso irenismo.

Il fratelli separati non pretendono che noi condizioniamo la nostra azione ai loro sentimenti; non esigono che ci mostriamo caritatevoli verso di loro, seguendo una certa linea umana, una qual tattica politica; ma vogliono che noi cattolici consideriamo e rispettiamo il deposito rivelato come essi lo intendono.

Ora si sa bene che i protestanti non ammettono né la Tra­dizione come fonte di Rivelazione, né il magistero della Chiesa come norma di verità, e, logicamente, non sono disposti ad accettare le conseguenze di questo magistero[13]. Chi pertanto volesse nascondere o diminuire le verità rivelate sulla Vergine, che non si trovano esplicitamente nella Scrittura (ad esempio: l’assunzione e l'immacolata concezione) e proposte dalla Chiesa, oppure verità comunemente insegnate e professate attraverso i secoli (quali: la mediazione di Maria, per quanto riguarda il titolo stesso di «Mediatrix» [mesítes], già espli­citamente proposta dai Padri Greci), e tutto ciò fosse fatto al solo fine di far accettare dai fratelli separati il magistero, la Chiesa, Custos et Magistra, metterebbe in dubbio od almeno oscurerebbe lo stesso principio del magistero, in quanto stru­mento di verità. Il principio del magistero, strumento di ve­rità, è contrario al libero esame. Bisogna credere tutta la ve­rità, perché la Chiesa la propone in nome di Dio e non perché ci piace o non ci piace.

Dal Vangelo si ha che Gesù non omise affatto di pronun­ziare parole dure sul pane di vita (Giov. 6, 61ss.), pur sapendo che alcuni si sarebbero scandalizzati e lo avrebbero abban­donato. Anzi, agli stessi discepoli non si astenne di proporre: «numquid et vos vultis abire?» (6,68).

La Chiesa viene a trovarsi in una simile congiuntura quan­do si tratta di affermare e professare la verità, di cui essa è semplicemente Custos et Magistra, Magistra quia Custos; ond'è che non può agire diversamente dal Divino Maestro nella circostanza dell'enunziazione della verità sul panis vitae.

Da qui scaturisce abbastanza chiaramente che è ben ne­cessario distinguere la teologia dommatica dalla teologia pa­storale, ossia pedagogia spirituale.

Se nelle questioni disputate, non ancora definite, se «in dubiis» la Chiesa è pronta a lasciare libertà di discussione, nelle questioni che riguardano l'essenza e la totalità del depositum, o verità certe, insegnate dal magistero ordinario, non può consentire la discussione e logicamente invoca l'ade­sione di tutti i credenti: «in necessariis unitas». Rimane che in tutto - specialmente nel parlare e nel giudicare quanto è accaduto nei tempi passati - deve essere salva la carità (cf. Eph. 4,15; 1Cor. 13,4-6). Ma non per questo temere di mettere in evidenza, nella giusta luce, il valore ed il significa­to della verità. E appunto questa carità di Cristo ci spinge non a fare, come il P. Faber si lamentava dei cattolici inglesi, «della vera Maria, una Maria così piccola che i Protestanti possano sentirsi a loro agio attorno a Lei»,[14] ma a mostrarla loro quale ce la presenta la Tradizione e il magistero della Chiesa.

Bisogna aver fiducia nella forza illuminatrice e conquistatrice della verità, che fa liberi e salvi; bisogna soprattutto credere nella potenza dell'intercessione di Maria, madre di Gesù e madre nostra.

In questo senso, sotto il segno di Maria, custode e protettrice della fede ortodossa, fautrice dell'unità dei cristiani, la Chiesa Cattolica si avvicina con fiducia al grande Concilio Ecumenico Vaticano II.

Concludendo questa breve introduzione, 'mi è grato salu­tare e ringraziare tutti i presenti, le LL. Eminenze Rev.me, LL. Eccellenze, i Rev.mi PP. Generali, le LL.EE. Signori Ambasciatori, le autorità civili e tutti coloro che, impediti di partecipare, hanno inviato la loro gentile adesione.

Mi si consenta esprimere infine sentimenti di particolare ossequio e devozione all'indirizzo degli Em.mi Principi di Santa Romana Chiesa or è men di un mese elevati alla pienezza del sacerdozio, fra i quali m'è doveroso ricordare l'Em.mo Signor Card. Alfredo Ottaviani, degnissimo Segretario della S.S. Congr. del S. Officio e benemerito Protettore della Pon­tificia Accademia Mariana Internazionale, impedito di presen­ziare questo solenne atto accademico.

Mi sia lecito ancora rivolgere particolare saluto a S. Em.za Rev.ma il Sig. Card. Giovanni Landázuri Richetts, Primate del Perù, nuovo cardinale dell'Ordine Francescano.

Ed ora, prima che S.E. Mons. Parente ci offra una di quelle sue dotte, vivide sintesi teologiche, ringrazio vivissimamente il Coro dei Pontifici Collegi «Russicum» e di San Giosafat, che, sotto l'esperta direzione del R.P. Pichler, S.J., e del Rev.do Sac. Makaj, eseguirà canti mariani orientali, co­me omaggio e ricordo del grande Concilio, celebratosi nella città del Prediletto di Gesù, l'apostolo Giovanni; nella città del trionfo e della gloria della Madre sua benedetta, qui s'intrec­ciava, con lapidaria sintesi poetico-dommatica, il riconosci­mento del valore e del posto che nella Chiesa spetta al Vescovo di Roma, «Custode della Fede».

E in questa luce e in questo ricordo, l'ultimo nostro pen­siero filiale e riverente si volge a Colui, che, insonne, custo­disce il depositum, istruisce i credenti, pasce spiritualmente agnos et oves, a Giovanni XXIII, Cui auguriamo di cele­brare in universale letizia il santo Concilio, donde all'umanità venga riconfermato l'impegno della pax Christi in regno Chri-sti; alla Chiesa provenga nuovo slancio per attendere fruttuo­samente alla diffusione del Vangelo; a tutti i credenti nel nome di Gesù si dischiuda l'alba radiosa, tanto implorata, del giorno in cui sia ricostituito l'unico ovile sotto un solo vigile Padre e Pastore.



[1] GIOVANNI XXIII, Lett. ap. Motu proprio Consilium diu Nostra mente, 2 feb­braio 1962, in AAS 54 (1962) 65-66.

[2] MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, IV,  1287-88.

[3] MANSI, VI, 971.

[4] GIOVANNI XXIII, Lett. ap. Celebrandi Concilii Oecumenici, 11 aprile 1961, in AAS 53 (1961) 242.

[5] TAPPOLET W.-EBNETER A., Das  Marienlob der Reformatoren Martin Luther, Johannes Calvin, Huldrych Zwingli, Heinrich Bullinger, Tübingen 1962, 356.

[6] Cf. L'Osservatore Romano, 27 aprile 1962, 4. Cf. Card. A. BEA, Le Con­cile et l'unite de chrétiens, in Informations catholiques internationales, n. 162, 15 fév. 1962, 19-20.

[7] Cf. Informations catholiques internationales, n.  162,  15 fév. 1962, 26-28.

[8] Cf. La Rocca, 1 maggio 1962, 19.

[9] Il Pastore Boegner in un articolo dal titolo Du colloque de Poissy au Con­cile du Vatican, apparso nel Figaro (9-10 sept. 1961) scrive: «Emouvant paradoxe du mouvement oecuménique d'aujourd'hui. Depuis 1571, les divergences doctrinales entre Eglises séparées se sont aggravées. Les dogmes de l'Immaculée Conception (1854), de l'infaillibilité personelle du Souverain Pontife (1870), de l’Assomption corporelle de la Vierge Marie (1950) ont élevé de nouveaux obstacles a une réunion visible des Eglises chrétiennes.  Cependant,  l'exigence de l'unite retentit avec une puissance plus impérieuse que jamais au coeur d' un nambre im­mense de chrétiens». R. Schutz, a nome della Comunità di Taizé, così esprimeva ciò che aspetta dal Concilio Vaticano II (cf. Cahiers Mariales, n. 1, 15 janvier 1962, 53-54): «Ils attendent que soit mieux mise en évidence la relation d'autorité entre le Pape, les évéques, le concile; en particulier, que soit plus complètement explicité le dogme de l’infaillibilité papale, par rapport au concile et a toute l’Eglise. Ils attendent que la mariologie soit mieux mise en relation avec la christologie, que celle-ci soit éclairé par celle-la, que Fon évite de nouvelles definitions qui creuse-raient encore le fosse. Certaines expréssions de la pieté mariale pourraient laisser croire qu'il y a a cet égard un certain laxisme de la parte des théologiens».

[10] Cf. BALIC C., Maria nel Concilio di Efeso e negli altri Concili, in Divinitas (1962) 228-251; IDEM, La Vergine nel magistero dei Sommi Pontefici, in Divinitas (1961) 623-663.

[11] Cf. VERHEUL A., De Beata Maria Virgine in liturgia romana, in Maria et Ecclesia (Acta Congr. Mariol.-Mar. a. 1958 celebrati, XIV), Romae 1961, 26-27.

[12] I documenti mariani emanati nell'ultimo secolo dai Sommi Pontefici sono pubblicati in quattro volumi da LEMIEUX E., Marie. Documents pontificaux sur la Très Sainte Vierge, parus depuis un siede, 1854-1954, voll. I-IV, Québec 1954. Cf. MARIN H., Doctrina Pontificia, IV (Biblioteca de Autores Cristianos), Madrid 1957; TONDINI A., Le encicliche mariane, Roma 1954; Notre-Dame, coll. Les enseignements pontificaux, par les Moines de Solesmes, 1957.

[13] Il Pastore M. Boegner, già presidente della Federazione protestante di Francia e del Consiglio ecumenico delle Chiese, durante una conferenza su La Chiesa Romana all'avvicinarsi del Concilio del Vaticano, dopo aver dichiarato che «ciò che unisce i cattolici e i protestanti è molto più importante di ciò che li divide» e rallegrandosi per ciò cui mira il Concilio per rinnovare e ringiovanire la Chiesa Cattolica e pur riconoscendo che non bisogna aspettarsi dal Concilio alcun cambiamento dommatico, ha espresso la speranza di vedere il Concilio preoccu­parsi degli ostacoli che dividono i protestanti dai cattolici. Egli ha ricordato tre ostacoli di questo genere: il culto mariano, poiché i protestanti non saprebbero am­mettere i dogmi dell'immacolata concezione e dell'assunzione, né altre forme di venerazione della Vergine, l'infallibilità del Papa e l'autorità relativa della Sacra Scrittura e della Tradizione. Cf. Unitas, Notiziario, marzo 1962, 97. Non è difficile vedere come questi tre problemi che preoccupano i protestanti siano intimamente uniti ed abbiano per centro: La Vergine. Il domma dell'Immaco­lata era il preludio del domma dell'infallibilità, esercitato più tardi da Pio XII per proclamare il domma dell'assunzione. E per provare ai protestanti che il magi­stero della Chiesa non è sopra la S. Scrittura e non giudica la parola di Dio, ma le diverse interpretazioni di questa parola, sono esempio tipico questi tre dorami, definiti dopo lo scisma. Il Card. Bea nella lodata conferenza a Parigi (cf. Informations catholiques internationales, n. 162, 15 fév. 1962, 20) giustamente diceva che «sans rien sacrifier de la vérité révélée, le Concile pourra efficacement aider a connaître plus clairement la vérité tout entière» e continuava a parlare dei pregiudizi: «Qui connaît la situation ne sait que trop combien de fausses conceptions de la doctrine catholique, combien de malentendus encombrent le chemin de l'unité». Ora non v'è nessuna parte della dottrina cattolica più ingombra di pregiudizi tra i pro­testanti della dottrina riguardo la Vergine e il culto mariano, nonché la relazione tra il magistero della Chiesa e il deposito rivelato.

[14] Dalla traduzione francese della prefazione di P. W. Faber alla seconda edizione inglese del Trattato sulla vera devozione, premessa all'edizione francese, Tours, Maison Marne, 1933: «Ici... Marie n'est pas a moitié assez prêchée. La dévotion qu'on a pour elle est faible, maigre et pauvre; elle est jetée hors de sa voie par les ricanements de l’hérésie. Dominée par le réspect humain et la prudence charnelle, elle voudrait faire de la vraie Marie une Marie si petite que les Protestants puissent se sentir a Valse autour d'elle. Son ignorance de la théologie lui enlève toute sa vie et toute sa dignité; elle n'est pas le caractère saillant de notre religion, comme elle doit l’être; elle n'a pas foi en elle-même. Et c'est pourquoi Jésus n'est pas aimé, les hérétiques ne sont pas convertis, l’Eglise n'est pas exaltée; les âmes qui pourraient être saintes, dépérissent et dégénèrent; les sacrements ne sont pas fréquentés comme il faut; les âmes ne sont pas évangélisées avec l'enthousiasme du zèle apostolique; Jésus n'est pas connu, parce que Marie est laissée en oubli; des milliers d'âmes périssent, parce que Marie est éloignée d'elles. (Test cette ombre indigne et misérable, a laquelle nous osons donner le nom de dévotion a la sainte Vierge, qui est la cause de toutes ces misères, de tous ces obscurcissements, de tous ces maux, de toutes ces omissions, de tous ces relâchements».

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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