Inizio (Home) > News & Info > 26/02/2012 Giovedì 23 marzo 2017
 

Omelia conclusiva del XX Congresso Mariologico Mariano Internazionale


 
 
 
 
PAMI

 

Piazza San Pietro, 24 settembre 2000

 

Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. "Preso un bambino, lo pose in mezzo" (Mc 9, 36). Questo singolare gesto di Gesù, ricordato dal Vangelo or ora proclamato, viene subito dopo il monito col quale il Maestro aveva esortato i discepoli a desiderare non il primato del potere, ma quello del servizio. Un insegnamento che dovette pungere sul vivo i Dodici, che avevano appena "discusso tra loro chi fosse il più grande"(Mc 9, 34). Si direbbe che il Maestro sentisse il bisogno di illustrare un insegnamento così impegnativo con l’eloquenza di un gesto ricco di tenerezza. A un bambino, che - secondo i parametri dell’epoca - non contava nulla, egli donò il suo abbraccio e quasi si identi­ficò con lui: "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me" (Mc 9, 37).
In questa Eucaristia, che conclude il XX Congresso interna­zionale mariologico-mariano ed il Giubileo mondiale dei santuari mariani, mi piace assumere come prospettiva di riflessione pro­prio questa singolare icona evangelica. In essa emerge, prima an­cora che un insegnamento morale, un’indicazione cristologica e, indirettamente, un’indicazione mariana.
Nell’abbraccio al bambino, Cristo rivela innanzitutto la deli­catezza del suo cuore, capace di tutte le vibrazioni della sensibi­lità e dell’affetto. C’è innanzitutto la tenerezza del Padre, che dall’eterno, nello Spirito Santo, lo ama e nel suo volto umano vede il "Figlio prediletto" in cui si compiace (cfr Mc 1,11; 9,7). C’è poi la tenerezza tutta femminile e materna di cui lo ha circon­dato Maria nei lunghi anni trascorsi nella casa di Nazaret. La tra­dizione cristiana, soprattutto nel Medio Evo, si è soffermata spesso a contemplare la Vergine che abbraccia il bambino Gesù. Aelredo di Rievaulx, ad esempio, si rivolge affettuosamente a Maria invitandola ad abbracciare il Figlio che, dopo tre giorni, ha ritrovato nel tempio (cfr Lc 2,40-50): "Stringi, dolcissima Si­gnora, stringi Colui che tu ami, gettati al suo collo, abbraccialo e bacialo e compensa i tre giorni della sua assenza con moltiplicate delizie" (De Iesu puero duodenni 8: SCh 60, p. 64).

2. "Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti" (Mc 1, 35). Nell’icona dell’abbraccio al bimbo emerge tutto il vigore di questo principio, che nella persona di Gesù, e poi an­che in Maria, trova la sua realizzazione esemplare.
Nessuno può dire come Gesù di essere il "primo". Egli infatti è il "primo e l’ultimo", "l’alfa e l’omega" (cfr Ap 22,13), l’irradiazione della gloria del Padre (cfr Eb 1,3). A lui, nella risur­rezione, è stato dato "il nome che è al di sopra di ogni altro nome" (Fil 2,9). Ma egli si è mostrato anche, nella Passione, "l’ultimo di tutti", e quale "servo di tutti" non ha esitato a lavare i piedi ai suoi discepoli (cfr Gv 13,14).
Quanto da vicino, in questo abbassamento, lo segue Maria! Ella, che ha avuto la missione della divina maternità e gli ecce­zionali privilegi che la pongono al di sopra di ogni altra creatura, si sente innanzitutto, l’Ancella del Signore (Lc 1,38.48), e si de­dica totalmente al servizio del Figlio divino. E si fa anche, con pronta disponibilità, "serva" dei fratelli, come alcuni episodi evangelici - dalla Visitazione alle nozze di Cana - ci fanno ben intravedere.

3. Per questo, il principio enunciato da Gesù nel Vangelo, il­lumina anche la grandezza di Maria. Il suo "primato" è radicato nella sua "umiltà". Proprio in questa umiltà è stata raggiunta da Dio che l’ha colmata dei suoi favori facendone la "kecharito­mene", la piena di grazia (Lc 1, 28). Ella stessa confessa nel Ma­gnificat: "Ha guardato all’umiltà della sua serva.. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente" (Lc 1,48-49).
Nel Congresso mariologico che si è appena svolto, voi avete fissato lo sguardo sulle "grandi cose" operate in Maria, conside­randone la dimensione più interiore e profonda, quella del suo specialissimo rapporto con la Trinità. Se Maria è la Theotokos, la madre dell’Unigenito di Dio, come stupirsi che goda di un rap­porto del tutto unico anche con il Padre e lo Spirito Santo?
Questo rapporto certo non la sottrasse, nella sua vita terrena, alla fatica della condizione umana: Maria visse in pieno la realtà quotidiana di tante umili famiglie del suo tempo, conobbe la po­vertà, il dolore, la fuga, l’esilio, l’incomprensione. La sua gran­dezza spirituale non ce la rende dunque "lontana": Ella ha per­corso la nostra strada ed è stata solidale con noi nella "peregrina­zione della fede" (Lumen Gentium, 58). Ma in questo cammino interiore, Maria coltivò una fedeltà assoluta al disegno di Dio. Proprio nell’abisso di tale fedeltà si radica anche l’abisso di gran­dezza che la fa "umile e alta più che creatura" (Dante, Par XXXIII, 2).

4. Maria si staglia al nostro sguardo innanzitutto come "figlia prediletta" (Lumen Gentium, 53) del Padre. Se tutti siamo stati chiamati da Dio "ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" (cfr Ef 1,5), "figli nel Figlio", ciò vale a titolo singolare per lei, che ha il privilegio di poter ripetere con piena verità umana la parola pronunciata da Dio Padre su Gesù: "Tu sei il mio Figlio" (cfr Lc 3,22; 2,48). Per questo suo compito materno, è stata dotata di una eccezionale santità, nella quale lo sguardo del Padre riposa.
Con la seconda Persona della Trinità, il Verbo fatto carne, Ma­ria ha un rapporto unico, essendo direttamente coinvolta nel mi­stero dell’Incarnazione. Ella è la Madre, e come tale Cristo la onora e la ama. Al tempo stesso, Ella lo riconosce come suo Dio e Signore, facendosi discepola dal cuore attento e fedele (cfr Lc 2,19.51) e sua compagna generosa (Lumen Gentium 61) nell’opera della Redenzione. Nel Verbo incarnato e in Maria l’infinita distanza tra il Creatore e la creatura è divenuta somma vicinanza; essi sono lo spazio santo delle misteriose nozze della natura divina con l’umana, il luogo dove la Trinità si manifesta per la prima volta e dove Maria rappresenta l’umanità nuova, pronta a riprendere, in obbediente amore, il dialogo dell’alleanza.

5. Che dire poi del suo rapporto con lo Spirito Santo? Maria è il "sacrario" purissimo, in cui Egli inabita. La tradizione cristiana ravvisa in Maria il prototipo della risposta docile alla mozione interiore dello Spirito, il modello dell’accoglienza piena dei suoi doni. Lo Spirito sostiene la sua fede, ne rinsalda la speranza, ne ravviva la fiamma dell’amore. Lo Spirito rende feconda la sua verginità e ispira il suo cantico di gioia. Lo Spirito illumina la sua meditazione sulla Parola, aprendole progressivamente l’intelligenza alla comprensione della missione del Figlio. È an­cora lo Spirito a sorreggere il suo animo affranto sul Calvario e a prepararla, nell’attesa orante del Cenacolo, a ricevere la piena ef­fusione dei doni della Pentecoste.

6. Carissimi Fratelli e Sorelle! Di fronte a questo mistero di grazia, si vede bene quanto siano stati appropriati all’anno giubi­lare i due eventi che in questa celebrazione eucaristica si conclu­dono: il Congresso internazionale mariologico-mariano e il Giu­bileo mondiale dei santuari mariani. Non celebriamo forse i due­mila anni della nascita di Cristo? E’ dunque naturale che il Giu­bileo del Figlio sia anche il Giubileo della Madre!
C’è perciò da augurarsi che, tra i frutti di questo anno di gra­zia, accanto a quello di un più forte amore per Cristo, ci sia anche quello di una rinnovata pietà mariana. Sì, Maria deve essere molto amata e onorata, ma con una devozione che, per essere au­tentica:

- dev’essere ben fondata sulla Scrittura e sulla Tradizione, va­lorizzando innanzitutto la liturgia e traendo da essa sicuro orien­tamento per le manifestazioni più spontanee della religiosità po­polare;

- deve esprimersi nello sforzo di imitare la Tuttasanta in un cammino di perfezione personale;

- dev’essere lontana da ogni forma di superstizione e vana cre­dulità, accogliendo nel giusto senso, in sintonia con il discerni­mento ecclesiale, le manifestazioni straordinarie con cui la Beata Vergine ama non di rado concedersi per il bene del popolo di Dio;

- dev’essere capace di risalire sempre alla sorgente della gran­dezza di Maria, facendosi incessante Magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

7. Carissimi Fratelli e Sorelle! "Chi accoglie uno di questi pic­coli nel mio nome, accoglie me", ci ha detto Gesù nel Vangelo. A maggior ragione potrebbe dirci: "Chi accoglie mia Madre, acco­glie me". E Maria, da parte sua, accolta con amore filiale, ancora una volta ci addita il Figlio come fece alle nozze di Cana: "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5)
Sia questa, carissimi, la consegna dell’odierna celebrazione giubilare, che unisce in un’unica lode Cristo e la sua Madre san­tissima. Auspico che ciascuno di voi sia incoraggiato a un auten­tico rinnovamento di vita.

Ad Iesum per Mariam! Ad Mariam per Iesum! Amen.

 

Preghiera dell’Angelus

Prima di concludere l'odierna celebrazione giubilare mariana, desidero rivolgere un "grazie" cordiale a tutti voi, carissimi Fra­telli e Sorelle, qui convenuti da ogni parte del mondo. Tra le nu­merose delegazioni italiane, saluto, in particolare, quella dell'As­sociazione Mariologica e quelle dei Santuari, tra cui spiccano Lo­reto e Pompei.

Un saluto speciale va poi ai cittadini di Lecco: al folto gruppo di pellegrini qui presenti e a quanti ci seguono in diretta dalla piazza centrale della città. Vi ringrazio per i doni offerti al Con­gresso e per il vostro generoso contributo alla ricostruzione del Santuario nazionale di Lavang, in Viêt Nam.

La Madre del Verbo Incarnato aiuti tutti a collaborare generosamente all'opera della Redenzione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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