Inizio (Home) > News & Info > 25/02/2012 Giovedì 23 marzo 2017
 

La Vergine Maria nella formazione intellettuale e spirituale

CONGREGAZIONE PER L’EDUCAZIONE CATTOLICA

 
 
 
 
PAMI

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

 

1. La seconda assemblea generale straordinaria del sinodo dei vescovi, tenutasi nel 1985 per «la celebrazione, la verifica e la promozione del concilio Vaticano II», ha affermato la necessità di «dedicare un'attenzione speciale alle quattro costituzioni maggiori del concilio» e di mettere in atto una «programmazione... che abbia come obiettivo una nuova, più ampia e più profonda conoscenza e accettazione del concilio».

 Da parte sua il sommo pontefice Giovanni Paolo II ha asserito che l'anno mariano deve «promuovere una nuova e approfondita lettura di ciò che il concilio ha detto sulla beata vergine Maria, Madre di Dio, nel mistero di Cristo e della chiesa».

 A questa duplice indicazione magisteriale è particolarmente sensibile la Congregazione per l'educazione cattolica. Essa, con la presente lettera circolare - indirizzata alle facoltà teologiche, ai seminari e ad altri centri di studi ecclesiastici - intende offrire infatti alcune riflessioni sulla beata Vergine e soprattutto rilevare che l'impegno di conoscenza e di ricerca e la pietà nei confronti di Maria di Nazaret non possono essere circoscritti nei limiti cronologici dell'anno mariano, ma devono costituire un compito permanente: permanenti infatti sono il valore esemplare e la missione della Vergine. La Madre del Signore infatti è un «dato della rivelazione divina» e costituisce una «presenza materna» sempre operante nella vita della chiesa.

 

 

I. LA VERGINE MARIA: UN DATO ESSENZIALE DELLA FEDE E DELLA VITA DELLA CHIESA

 

La ricchezza della dottrina mariologica

 

2. La storia del dogma e della teologia attestano la fede e l'incessante attenzione della chiesa verso la vergine Maria e la sua missione nella storia della salvezza. Tale attenzione è già manifesta in alcuni scritti neotestamentari e in non poche pagine degli autori dell'età subapostolica.

 I primi simboli della fede e, successivamente, le formule dogmatiche dei concili di Costantinopoli (381), di Efeso (431) e di Calcedonia (451) testimoniano il progressivo approfondimento del mistero del Cristo, vero Dio e vero uomo, e parallelamente la progressiva scoperta del ruolo di Maria nel mistero dell'incarnazione: una scoperta che condusse alla definizione dogmatica della divina e verginale maternità di Maria.

 L'attenzione della chiesa verso Maria di Nazaret è proseguita in tutti i secoli, con molti pronunciamenti. Si richiamano solo quelli più recenti, senza con questo sottovalutare la fioritura che la riflessione mariologica ha conosciuto in altre epoche storiche.

 

3. Per il loro valore dottrinale non è possibile non ricordare la bolla dogmatica Ineffabilis Deus (8 dicembre 1854) di Pio IX, la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (1 novembre 1950) di Pio XII e la costituzione dogmatica Lumen gentium (21 novembre 1964), il cui capitolo VIII costituisce la più ampia e autorevole sintesi della dottrina cattolica sulla Madre del Signore che sia mai stata compiuta da un concilio ecumenico. Sono pure da ricordare, per il loro significato teologico e pastorale, altri documenti quali la Professio fidei (30 giugno 1968) e le esortazioni apostoliche Signum magnum (13 maggio 1967) e Marialis cultus (2 febbraio 1974) di Paolo VI, nonché l'enciclica Redemptoris mater (25 marzo 1987) di Giovanni Paolo II.

 

4. E' doveroso inoltre ricordare l'azione svolta da alcuni «movimenti» che, avendo suscitato in vario modo e da diversi punti di vista un vasto interesse verso la figura della beata Vergine, hanno avuto un influsso considerevole nella stesura della costituzione Lumen gentium: il movimento biblico, che ha sottolineato l'importanza primaria della sacra Scrittura per una presentazione del ruolo della Madre del Signore, veramente consona alla parola rivelata; il movimento patristico, che ponendo la mariologia a contatto con il pensiero dei padri della chiesa, le ha consentito di approfondire le sue radici nella tradizione; il movimento ecclesiologico, che ha contribuito largamente alla riconsiderazione e all'approfondimento del rapporto tra Maria e la chiesa; il movimento missionario, che ha scoperto progressivamente il valore di Maria di Nazaret, la prima evangelizzata (cf. Lc 1,26-38) e la prima evangelizzatrice (cf. Lc 1,39-45), come fonte di ispirazione per il suo impegno nella diffusione della buona novella; il movimento liturgico, che, istituendo un fecondo e rigoroso confronto tra le varie liturgie, ha potuto documentare come i riti della chiesa attestino una cordiale venerazione verso la «gloriosa e sempre vergine Maria, Madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo»; il movimento ecumenico, che ha richiesto uno sforzo per comprendere con esattezza la figura della Vergine nell'ambito delle fonti della rivelazione e per precisare la base teologica della pietà mariana.

 

L'insegnamento mariologico del Vaticano II

 

5. L'importanza del capitolo VIII della Lumen gentium consiste nel valore della sua sintesi dottrinale e nell'impostazione della trattazione della dottrina riguardante la beata Vergine, inquadrata nell'ambito del mistero del Cristo e della chiesa. In questo modo il concilio:

 - si è riallacciato alla tradizione patristica, che privilegia la storia della salvezza quale trama propria di ogni trattato teologico;

 - ha posto in evidenza che la Madre del Signore non è figura marginale nell'ambito della fede e nel panorama della teologia, poiché essa, per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, «riunisce in sé in qualche modo e riverbera i massimi dati della fede»;

 - ha composto in una visione unitaria posizioni differenti sul modo di affrontare il tema mariologico.

 

a. In vista del Cristo

 

6. Secondo la dottrina del concilio lo stesso rapporto di Maria con Dio Padre si determina in vista del Cristo. Dio infatti, «quando venne la pienezza del tempo, mandò il suo Figlio nato da donna... perché ricevessimo l'adozione a figli» (Gal 4,4-5). Maria quindi, che per condizione era l'ancella del Signore (cf. Lc 1,38.48), avendo accolto «nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio» e portato «la Vita al mondo», divenne per grazia «Madre di Dio». In vista di questa singolare missione, Dio Padre la preservò dal peccato originale, la ricolmò dell'abbondanza dei doni celesti e, nel suo sapiente disegno, «volle... che l'accettazione di colei che era predestinata a essere madre precedesse l'incarnazione».

 

7. Il concilio, illustrando la partecipazione di Maria alla storia della salvezza, espone soprattutto i molteplici rapporti che intercorrono tra la Vergine e il Cristo:

 - di « frutto più eccelso della redenzione», essendo essa stata «redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo»; perciò i padri della chiesa, la liturgia e il magistero non hanno dubitato di chiamare la Vergine «figlia del suo Figlio» nell'ordine della grazia;

 - di madre che, accogliendo con fede l'annuncio dell'angelo, concepì nel suo grembo verginale, per l'azione dello Spirito e senza intervento di uomo, il Figlio di Dio secondo la natura umana; lo diede alla luce, lo nutrì, lo custodì e lo educò;

 - di serva fedele, che «consacrò totalmente se stessa... alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo al mistero della redenzione sotto di lui e con lui»;

 - di socia del Redentore: «col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel tempio, soffrire col suo figlio morente sulla croce, ella ha cooperato in modo del tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità»;

 - di discepola che, durante la predicazione del Cristo, «raccolse le parole, con le quali il Figlio, esaltando il Regno al di sopra delle ragioni e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cf. Mc 3,35; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cf. Lc 2,19 e 51)».

 

8. In luce cristologica sono da leggere anche i rapporti tra lo Spirito santo e Maria: essa, «quasi plasmata e resa una nuova creatura» dallo Spirito e divenuta in modo particolare suo tempio, per la potenza dello stesso Spirito (cf. Lc 1,35), concepì nel suo grembo verginale e dette al mondo Gesù Cristo. Nell'episodio della visitazione si riversano, per mezzo di lei, i doni del Messia salvatore: l'effusione dello Spirito su Elisabetta, la gioia del futuro Precursore (cf. Lc 1,41).

 Piena di fede nella promessa del Figlio (cf. Lc 24,49), la Vergine costituisce una presenza orante in mezzo alla comunità dei discepoli: perseverando con loro nella concordia e nella supplica (cf. At 1,14), implora «con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l'aveva già ricoperta nell'annunciazione».

 

b. In vista della Chiesa

 

9. In vista del Cristo, e quindi anche in vista della Chiesa, da tutta l'eternità Dio volle e predestinò la Vergine. Maria di Nazaret infatti:

 - è «riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della chiesa», per i doni di grazia di cui è adorna e per il posto che occupa nel corpo mistico;

 - è madre della chiesa, poiché essa è «madre di colui, che fin dal primo istante dell'incarnazione nel suo seno verginale, ha unito a sé come capo il suo corpo mistico che è la chiesa»;

 - per la sua condizione di vergine sposa madre è figura della chiesa, la quale è anch'essa vergine per l'integrità della fede, sposa per la sua unione con il Cristo, madre per la generazione di innumerevoli figli;

 - per le sue virtù è modello della chiesa, che a lei si ispira nell'esercizio della fede, della speranza, della carità e nell'attività apostolica;

 - con la sua molteplice intercessione continua ad ottenere per la chiesa i doni della salvezza eterna. Nella sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti. Per questo la beata Vergine è invocata nella chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice;

 - assunta in corpo e anima al cielo, è l'«immagine» escatologica e la «primizia» della chiesa, che in lei «contempla con gioia... ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere» e in lei trova un «segno di sicura speranza e di consolazione».

 

Sviluppi mariologici del post-concilio

 

10. Negli anni immediatamente successivi al concilio l'opera svolta dalla sede apostolica, da molte conferenze episcopali e da insigni studiosi, che illustrò l'insegnamento del concilio e rispose ai problemi via via emergenti, ha ridato nuova attualità e vigore alla riflessione sulla Madre del Signore.

 Particolare contributo a questo risveglio mariologico hanno dato l'esortazione apostolica Marialis cultus e l'enciclica Redemptoris mater.

 Non è questo il luogo per procedere ad una rassegna particolareggiata dei vari settori della riflessione postconciliare su Maria. Sembra tuttavia utile illustrarne alcuni a titolo di esempio e come stimolo per ulteriori ricerche.

 

11. L'esegesi biblica ha aperto nuove frontiere alla mariologia, dedicando sempre più largo spazio alla letteratura intertestamentaria. Non pochi testi dell'Antico Testamento e, soprattutto, le pagine neotestamentarie di Luca e di Matteo sull'infanzia di Gesù e le pericopi giovannee sono stati fatti oggetto di un continuo e approfondito studio che, per i risultati conseguiti, ha rafforzato la base scritturistica alla mariologia e l'ha arricchita considerevolmente dal punto di vista tematico.

 

12. Nel campo della teologia dogmatica, la mariologia ha contribuito, nel dibattito postconciliare, ad una più idonea illustrazione dei dogmi: chiamata in causa nelle discussioni sul peccato originale (dogma della concezione immacolata), sull'incarnazione del Verbo (dogma della concezione verginale del Cristo, dogma della divina maternità), sulla grazia e la libertà (dottrina della cooperazione di Maria all'opera della salvezza), sul destino ultimo dell'uomo (dogma dell'assunzione), essa ha dovuto studiare criticamente le circostanze storiche in cui quei dogmi furono definiti, il linguaggio con cui furono formulati, comprenderli alla luce delle acquisizioni dell'esegesi biblica, di una più rigorosa conoscenza della tradizione, delle interpellanze delle scienze umane e respingere infine le contestazioni infondate.

 

13. L'interesse della mariologia ai problemi connessi con il culto della beata Vergine è stato molto vivo: esso si è esplicato nella ricerca delle sue radici storiche, nello studio delle motivazioni dottrinali e dell'attenzione per il suo organico inserimento nell'«unico culto cristiano», nella valutazione delle sue espressioni liturgiche e delle molteplici manifestazioni della pietà popolare, nonché nell'approfondimento dei loro mutui rapporti.

 

14. Anche nel campo ecumenico la mariologia è stata oggetto di particolare considerazione. Relativamente alle chiese dell'oriente cristiano, Giovanni Paolo II ha sottolineato «quanto la chiesa cattolica, la chiesa ortodossa e le antiche chiese orientali si sentano profondamente unite dall'amore e dalla lode per la Theotokos»; da parte sua Dimitrios I, patriarca ecumenico, ha rilevato come le «due chiese sorelle hanno mantenuto attraverso i secoli inestinguibile la fiamma della devozione alla venerabilissima persona della tuttasanta Genitrice di Dio» ed ha auspicato che «il tema della mariologia occupi un posto centrale nel dialogo teologico tra le nostre chiese... per il pieno ristabilimento della nostra comunione ecclesiale».

Per quanto riguarda le chiese della Riforma, l'epoca postconciliare è caratterizzata dal dialogo e dallo sforzo per una reciproca comprensione. Ciò ha consentito il superamento di secolari diffidenze, una migliore conoscenza delle rispettive posizioni dottrinali e l'attuazione di iniziative comuni di ricerca. Così, almeno in alcuni casi, si sono potuti comprendere, da una parte, i pericoli insiti nell'«oscuramento» della figura di Maria nella vita ecclesiale e, dall'altra, la necessità di attenersi ai dati della rivelazione.

 In questi anni, nell'ambito del discorso interreligioso, l'interesse della mariologia si è rivolto all'ebraismo, da cui proviene la «Figlia di Sion». Inoltre si è rivolto all'islamismo, in cui Maria è venerata come santa Madre di Cristo.

 

15. La mariologia postconciliare ha dedicato rinnovata attenzione all'antropologia. I sommi pontefici hanno ripetutamente presentato Maria di Nazaret come l'espressione suprema della libertà umana nella cooperazione dell'uomo con Dio, che «nel sublime evento dell'incarnazione del Figlio, si è affidato al ministero libero e attivo di una donna».

 Dalla convergenza tra i dati della fede e i dati delle scienze antropologiche, allorché queste hanno rivolto la loro attenzione a Maria di Nazaret, è stato più lucidamente compreso che la Vergine è ad un tempo la più alta realizzazione storica del Vangelo e la donna che, per la padronanza di sé, per il senso di responsabilità, l'apertura agli altri e lo spirito di servizio, per la fortezza e per l'amore, si è più compiutamente realizzata sul piano umano.

E' stata avvertita, ad esempio, la necessità:

 - di «avvicinare» la figura della Vergine agli uomini del nostro tempo, mettendo in luce la sua «immagine storica» di umile donna ebrea;

 - di mostrare i valori umani di Maria, permanenti e universali, in modo che il discorso su di lei illumini il discorso sull'uomo.

 In questo ambito il tema «Maria e la donna» è stato più volte trattato; ma esso, suscettibile di molti tipi di approccio, è lungi dal potersi dire esaurito e attende ulteriori sviluppi.

 

16. Nella mariologia postconciliare ci sono stati inoltre temi nuovi o trattati da una nuova angolazione: il rapporto tra lo Spirito santo e Maria; il problema dell'inculturazione della dottrina sulla Vergine e delle espressioni di pietà mariana; il valore della via pulchritudinis per inoltrarsi nella conoscenza di Maria e la capacità della Vergine di suscitare le più alte espressioni nel campo della letteratura e dell'arte; la scoperta del significato di Maria in rapporto ad alcune urgenze pastorali del nostro tempo (la cultura della vita, la scelta dei poveri, l'annuncio della Parola...); la rivalutazione della «dimensione mariana della vita dei discepoli del Cristo».

 

L'enciclica «Redemptoris mater» di Giovanni Paolo II

 

17. Nella scia della Lumen gentium e dei documenti magisteriali del postconcilio si colloca l'enciclica Redemptoris Mater di Giovanni Paolo II, la quale conferma l'impostazione cristologica ed ecclesiologica della mariologia, necessaria perché essa riveli tutta la gamma dei suoi contenuti.

 Dopo aver approfondito, attraverso una prolungata meditazione sull'esclamazione di Elisabetta: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45), i molteplici aspetti dell'«eroica fede» della Vergine, che egli considera «quasi una chiave che ci dischiude l'intima realtà di Maria», il santo padre illustra la «presenza materna» della Vergine nel cammino della fede, secondo due linee di pensiero, una teologica, l'altra pastorale e spirituale:

 - la Vergine, che fu attivamente presente nella vita della chiesa - nel suo inizio (il mistero dell'incarnazione), nel suo costituirsi (il mistero di Cana e della croce) e nel suo manifestarsi (il mistero della pentecoste) - è una «presenza operante» lungo tutta la sua storia, anzi è al «centro della chiesa in cammino», verso la quale svolge una molteplice funzione: di cooperazione alla nascita dei fedeli alla vita della grazia, di esemplarità nella sequela del Cristo, di «mediazione materna»;

 - il gesto con cui il Cristo affidò il discepolo alla madre e la madre al discepolo (cf. Gv 19,25-27) ha determinato uno strettissimo rapporto tra Maria e la chiesa. Per volontà del Signore una «nota mariana» segna la fisionomia della chiesa, il suo cammino, la sua attività pastorale; e nella vita spirituale di ogni discepolo - rileva il santo padre - è insita una «dimensione mariana».

Nel suo insieme la Redemptoris mater può essere considerata l'enciclica della «presenza materna e operante» di Maria nella vita della chiesa: nel suo cammino di fede, nel culto che essa rende al suo Signore, nella sua opera di evangelizzazione, nella sua progressiva configurazione al Cristo, nell'impegno ecumenico.

 

Il contributo della mariologia alla ricerca teologica

 

18. La storia della teologia attesta che la conoscenza del mistero della Vergine contribuisce ad una più profonda conoscenza del mistero del Cristo, della chiesa e della vocazione dell'uomo. D'altra parte, lo stretto vincolo della beata Vergine con il Cristo, con la chiesa e con l'umanità fa sì che la verità sul Cristo, sulla chiesa e sull'uomo illumini la verità concernente Maria di Nazaret.

 

19. In Maria infatti «tutto è relativo a Cristo». Ne consegue che «solo nel mistero di Cristo si chiarisce pienamente il suo mistero», e che, quanto più la chiesa approfondisce il mistero di Cristo tanto più comprende la singolare dignità della Madre del Signore e il suo ruolo nella storia della salvezza. Ma, in una certa misura, è vero anche il contrario: la chiesa infatti, attraverso Maria, «testimone eccezionale del mistero di Cristo», ha approfondito il mistero della kenosis del «Figlio di Dio» (Lc 3,38; cf. Fil 2,5-8) divenuto in Maria «Figlio di Adamo» (Lc 3,38), ha conosciuto con maggiore chiarezza le radici storiche del «Figlio di Davide» (cf. Lc 1,32), il suo inserimento nel popolo ebreo, la sua appartenenza al gruppo dei «poveri del Signore».

 

20. In Maria inoltre tutto - i privilegi, la missione, il destino - è intrinsecamente riferibile anche al mistero della chiesa. Ne deriva che nella misura in cui si approfondisce il mistero della chiesa risplende più nitidamente il mistero di Maria. E, a sua volta, la chiesa, contemplando Maria, conosce le proprie origini, la sua intima natura, la sua missione di grazia, il destino di gloria, il cammino di fede che deve percorrere.

 

21. In Maria, infine, tutto è riferibile all'uomo, di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Essa ha un valore universale e permanente. «Vera sorella nostra» e «congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza», Maria non delude le attese dell'uomo contemporaneo. Per la sua condizione di «perfetta seguace di Cristo» e di donna che si è realizzata completamente come persona, essa è una sorgente perenne di feconde ispirazioni di vita.

 Per i discepoli del Signore la Vergine è il grande simbolo dell'uomo che raggiunge le più intime aspirazioni della sua intelligenza, della sua volontà e del suo cuore, aprendosi per Cristo e nello Spirito alla trascendenza di Dio in filiale dedizione di amore e radicandosi nella storia in operoso servizio ai fratelli.

Peraltro «all'uomo contemporaneo - scriveva Paolo VI -, non di rado tormentato tra l'angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, turbato nell'animo e diviso nel cuore, con la mente sospesa dall'enigma della morte, oppresso dalla solitudine mentre tende alla comunione, preda della nausea e della noia, la beata vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte».

 

22. «Tra tutti i credenti ella, Maria, è come uno "specchio", in cui si riflettono nel modo più profondo e più limpido "le grandi opere di Dio" (At 2,11)», che la teologia ha il compito appunto di illustrare. La dignità e l'importanza della mariologia derivano dunque dalla dignità e dall'importanza della cristologia, dal valore dell'ecclesiologia e della pneumatologia, dal significato dell'antropologia soprannaturale e dell'escatologia: con questi trattati la mariologia è strettamente connessa.

 

II. LA VERGINE MARIA NELLA FORMAZIONE INTELLETTUALE E SPIRITUALE

 

La ricerca mariologica

 

23. Dai dati esposti nella prima parte di questa lettera risulta che la mariologia è oggi viva e impegnata in questioni rilevanti nel campo della dottrina e della pastorale. Pertanto è necessario che essa, insieme con l'attenzione ai problemi pastorali via via emergenti, curi anzitutto il rigore della ricerca, condotta con criteri scientifici.

 

24. Anche per la mariologia vale la parola del concilio: «La sacra teologia si basa come su un fondamento perenne, sulla parola di Dio scritta, insieme con la sacra tradizione, e in quella vigorosamente si consolida e ringiovanisce sempre, scrutando alla luce della fede ogni verità racchiusa nel mistero di Cristo». Lo studio della sacra Scrittura deve essere dunque come l'anima della mariologia.

 

25. Inoltre è imprescindibile per la ricerca mariologica lo studio della tradizione, poiché, come insegna il Vaticano II, «la sacra tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio affidato alla chiesa». Lo studio della tradizione si rivela peraltro particolarmente fecondo per la qualità e la quantità del patrimonio mariano dei padri della chiesa e delle diverse liturgie.

 

26. La ricerca sulla Scrittura e sulla tradizione, condotte secondo le metodologie più feconde e con i più validi strumenti della critica, deve essere guidata dal magistero, perché ad esso è stato affidato il deposito della parola di Dio per la sua custodia e la sua autentica interpretazione; e dovrà essere, all'occorrenza, confortata e integrata dalle acquisizioni più sicure dell'antropologia e delle scienze umane.

 

L'insegnamento della mariologia

 

27. Considerata l'importanza della figura della Vergine nella storia della salvezza e nella vita del popolo di Dio, e dopo le indicazioni del Vaticano II e dei sommi pontefici, sarebbe impensabile che oggi l'insegnamento della mariologia fosse trascurato: occorre pertanto dare ad esso il giusto posto nei seminari e nelle facoltà teologiche.

 

28. Tale insegnamento, consistente in una «trattazione sistematica», sarà:

 a) organico , inserito cioè adeguatamente nel piano di studi del curricolo teologico;

 b) completo , in modo che la persona della Vergine sia considerata nell'intera storia della salvezza, cioè nel suo rapporto con Dio; con Cristo, Verbo incarnato, salvatore e mediatore; con lo Spirito santo, santificatore e datore di vita; con la chiesa, sacramento di salvezza; con l'uomo - le sue origini e il suo sviluppo nella vita della grazia, il suo destino di gloria -;

 c) rispondente ai vari tipi di istituzione (centri di cultura religiosa, seminari, facoltà teologiche...) e al livello degli studenti: futuri sacerdoti e docenti di mariologia, animatori della pietà mariana nelle diocesi, formatori di vita religiosa, catechisti, conferenzieri e quanti sono desiderosi di approfondire la conoscenza mariana.

 

29. Un insegnamento così impartito eviterà presentazioni unilaterali della figura e della missione di Maria, a detrimento della visione d'insieme del suo mistero, e costituirà uno stimolo per ricerche approfondite - attraverso seminari e l'elaborazione di tesi di licenza e di laurea - sulle fonti della rivelazione e sui documenti del magistero. Inoltre i vari docenti, in una corretta e feconda visione interdisciplinare, potranno utilmente rilevare nello svolgimento del loro insegnamento gli eventuali riferimenti alla Vergine.

 

30. E' necessario quindi che ogni centro di studi teologici - secondo la propria fisionomia - preveda nella Ratio studiorum l'insegnamento della mariologia in modo definito e con le caratteristiche sopra enunciate; e che, di conseguenza, i docenti di mariologia abbiano una preparazione adeguata.

 

31. A questo proposito è da rilevare che le «Norme applicative» della costituzione apostolica Sapientia christiana prevedono la licenza e la laurea in teologia con specializzazione in mariologia.

 

Il servizio della mariologia alla pastorale e alla pietà mariana

 

32. Come ogni disciplina teologica anche la mariologia offre un prezioso contributo alla pastorale. A questo proposito la Marialis cultus sottolinea che «la pietà verso la beata Vergine, subordinatamente alla pietà verso il divin Salvatore e in connessione con essa, ha un grande valore pastorale e costituisce una forza innovatrice del costume cristiano». Inoltre, essa è chiamata a dare il suo apporto nel vasto campo dell'evangelizzazione.

 

 33. La ricerca e l'insegnamento della mariologia, e il suo servizio alla pastorale tendono alla promozione di un'autentica pietà mariana, che deve caratterizzare la vita di ogni cristiano e particolarmente di coloro che si dedicano agli studi teologici e si preparano al sacerdozio.

 La Congregazione per l'educazione cattolica intende attirare in special modo l'attenzione degli educatori dei seminari sulla necessità di suscitare un'autentica pietà mariana nei seminaristi, in coloro cioè che saranno un giorno i principali operatori della pastorale della chiesa.

 Il Vaticano II, allorché tratta della necessità per i seminaristi di una approfondita vita spirituale, raccomanda che essi «con fiducia filiale amino e venerino la beatissima vergine Maria che fu data come madre da Gesù Cristo, morente in croce, al suo discepolo».

Da parte sua questa congregazione, in conformità del pensiero del concilio, ha più volte sottolineato il valore della pietà mariana nella formazione degli alunni del seminario:

 - nella Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis chiede al seminarista che «ami ardentemente, secondo lo spirito della chiesa, la vergine Maria, madre del Cristo, a lui associata in modo speciale nell'opera della redenzione»;

 - nella Lettera circolare su alcuni aspetti più urgenti della formazione spirituale nei seminari (6 gennaio 1980) osserva che «niente può, meglio della vera devozione alla vergine Maria, concepita come uno sforzo sempre più completo di imitazione, introdurre... nella gioia di credere», così importante per chi dovrà fare della propria vita un continuo esercizio di fede.

Il Codice di diritto canonico, trattando della formazione dei candidati al sacerdozio, raccomanda il culto della beata vergine Maria, alimentato da quegli esercizi di pietà con cui gli alunni acquistano lo spirito di preghiera e consolidano la vocazione.

 

CONCLUSIONE

 

34. Con questa lettera la Congregazione per l'educazione cattolica vuole ribadire la necessità di fornire agli studenti di tutti i centri di studi ecclesiastici e ai seminaristi una formazione mariologica integrale che abbracci lo studio, il culto e la vita. Essi dovranno:

 a) acquisire una conoscenza completa ed esatta della dottrina della chiesa sulla vergine Maria, che consenta loro di discernere la vera dalla falsa devozione, e l'autentica dottrina dalle sue deformazioni per eccesso o per difetto; e soprattutto che dischiuda ad essi la via per contemplare e comprendere la superna bellezza della gloriosa madre del Cristo;

 b) alimentare un amore autentico verso la madre del Salvatore e madre degli uomini, che si esprima in genuine forme di venerazione e si traduca in «imitazione delle sue virtù» e soprattutto in un deciso impegno a vivere secondo i comandamenti di Dio e fare la sua volontà (cf. Mt 7,21; Gv 15,14);

 c) sviluppare la capacità di comunicare tale amore con la parola, gli scritti, la vita, al popolo cristiano, la cui pietà mariana è da promuovere e coltivare.

 

35. Infatti da una formazione mariologica adeguata, in cui lo slancio della fede e l'impegno dello studio si compongono armonicamente, deriveranno numerosi vantaggi:

 - sul piano intellettuale , perché la verità su Dio e sull'uomo, sul Cristo e sulla chiesa, viene approfondita ed esaltata dalla conoscenza della «verità su Maria»;

 - sul piano spirituale, perché tale formazione aiuta il cristiano ad accogliere e introdurre «in tutto lo spazio della propria vita interiore» la madre di Gesù;

 - sul piano pastorale, perché la madre del Signore sia fortemente sentita come una presenza di grazia dal popolo cristiano.

 

36. Lo studio della mariologia tende, come a sua ultima meta, all'acquisizione di una solida spiritualità mariana, aspetto essenziale della spiritualità cristiana. Nel suo cammino verso il raggiungimento della piena maturità del Cristo (cf. Ef 4,13), il discepolo del Signore, consapevole della missione che Dio ha affidato alla Vergine nella storia della salvezza e nella vita della chiesa, la assume come «madre e maestra di vita spirituale»: con lei e come lei, nella luce dell'incarnazione e della pasqua, imprime alla propria esistenza un decisivo orientamento verso Dio per il Cristo nello Spirito, per vivere nella chiesa la proposta radicale della buona novella e, in particolare, il comandamento dell'amore (cf. Gv 15,12).

Eminenze, eccellenze, reverendi rettori dei seminari, reverendi presidi e decani delle facoltà ecclesiastiche, vogliamo sperare che i brevi orientamenti sopra indicati abbiano la dovuta accoglienza presso i docenti e gli studenti, perché si possano ottenere i frutti auspicati.

Augurando sulle loro persone l'abbondanza delle divine benedizioni, ci professiamo devotissimi.

 

 

William card. Baum , prefetto.

Antonio M. Javierre Ortas , arciv. tit. di Meta, segretario.

 

Roma, 25 marzo 1988.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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